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Dan Danino Di Sarra

Dan Danino Dan Danino (Dante) di Sarra nacque a Fondi 1914, laureato in Lettere, profondo studioso di lingue e civilta' slave.
In Italia fu docente presso le Universita' di Napoli (Istituto Universitario Orientale), Milano, Bari e Pescara di ben sei materie dell’orbita slava (cèco, bulgaro, polacco, serbo-croato, russo e filologia slava).
Il suo curriculum annovera attività didattica, pregevoli traduzioni di autori russi, polacchi e cèchi, autorevoli riconoscimenti per la promozione della cultura dell’Est in Italia, collaborazioni a riviste nazionali e straniere di rilevanza intellettuale, rigorose ricerche filologiche nel grande gruppo delle lingue slave.
La severità dei suoi studi lo pose tra gli intellettuali bene considerati nei Paesi slavi e nel mondo della Slavistica italiana.
Il Prof. Di Sarra, fu uno dei “padri fondatori” della Slavistica in Italia e molto apprezzato negli ambienti culturali stranieri.

La sua vita da studioso ebbe inizio ben presto (1933-1934) quando accedeva all’Università di Roma e varie borse di studio lo inviavano giovanissimo in Polonia, Cecoslovacchia, Estonia, Lituania, Bulgaria e Iugoslavia dove si impegnava nello studio delle lingue e nei contatti con gli intellettuali locali.
Laureato, insegno' presso Università, Istituti Italiani di Cultura ed Accademie nei vari Paesi dell’Est. La documentazione del periodo, gli riconosce impegno didattico, traduzioni, conferenze, attività giornalistica, partecipazione a riviste culturali e convegni di linguisti.
Egli si dava a studi severi delle lingue e delle civiltà slave che lo ponevano direttamente all’attenzione degli intellettuali di quei paesi e lo rendevano apprezzabile nel mondo della slavistica italiana.
Al rientro, dopo i lunghi anni del nomadismo europeo, si immise nel filone universitario italiano con l’insegnamento di lingue e letterature straniere, grazie alle sue considerevoli competenze di slavista.
Riconoscimenti, emersi dal suo carteggio personale, testimoniano dell’azione da lui allora svolta nella “promozione all’estero della cultura” di quei Paesi.
Di detta promozione culturale restano sue puntuali traduzioni, di autori russi, polacchi e cechi, di scrittori e poeti slavi; così sottratti ai silenzi allora dominanti, che valsero a lui i consensi di insigni linguisti e la conoscenza all’estero di “autori d’eccezione”
Letterato raffinato e sensibile, conobbe l’eleganza della parola ed un fine sentire, in una “ scrittura spesso angustiata da scavo e da perferzionismi...”
Dotato di grande serieta`, si dedico a profondi studi filologico-comparativistici in “implacabili ricerche” tra le varie lingue dei popoli slavi, attingendo e confrontando tra testi antichi e moderni.
Sempre attento ai fermenti culturali del suo tempo, alimentò la sua intensa sete di conoscenza mediante pubblicazioni e libri che si procurava direttamente nei vari soggiorni stranieri. Spesso non senza difficoltà per complesse autorizzazioni all’esportazione , talvolta non prive di sospetti: si era ancora ben lontani dal tempo in cui certi regimi fossero frantumati dalla Storia...
I libri furono da lui vissuti con inquietudini costanti da bibliofilo irriducibile; in una lettera del dopoguerra ai familiari, preoccupato per il destino dei propri libri lasciati a Fondi, annotava da Bratislava “Spero tanto che i miei libri si siano salvati....sono la mia ricchezza...sono in fondo la storia della mia vita..”.
BibliotecaVisse solo tra loro, in stanze rigorosamente disadorne, abitate soltanto da lunghi scaffali stipati. Egli si aggirava solitario tra i libri allineati, presenze mute, continuamente consultando, sottolineando, frugando attentamente in un ampio miscuglio di caratteri e lingue.
Amò quasi teneramente i suoi “figli di carta” che aveva lungamente ricercato in lontane librerie, vecchie botteghe e polverosi antiquariati delle capitali europee, che aveva pazientemente trascinato a Fondi in lunghi scomodi viaggi ferroviari, talvolta forse a lui affidati dagli stessi autori perchè, nella speranza di una recensione, volassero con i venti della libertà...
Lo studio ed i libri ebbero un posto preminente nella sua difficile esistenza: ad essi dedicò la sua vita, improntata sempre ad una grande sobrietà.
In compagnia dei suoi studi e delle inarrestabili ricerche, i ricordi si trasformavano in rimpianti e lo collegavano ad un passato diverso: difficoltà di salute ne avevano intanto compromesso il fisico e complicato il carattere.
Si ritirò a Fondi, che sempre amò e volle migliore, scegliendo l’ombra ed il silenzio, nella nostalgia dei silenzi ovattati delle piazze di Praga e di Varsavia, della civiltà di Vilnius e di Cracovia, di Sofia o di Belgrado, degli anni di Zilina, Leopoli o Zagabria e... nell’ostinato rifiuto di ogni frastuono ed arroganza.
Tra i vari riconoscimenti, ebbe la medaglia d’oro al “Merito Culturale” del Ministero Cultura e belle Arti della Repubblica Popolare della Polonia, concesso a Varsavia il 24 agosto del 1988 con la motivazione: “…in riconoscenza del prezioso apporto alla diffusione della cultura e dell’arte polacca”.
Si spense nel 1990.
A lui è intitolato il centro Multimediale di Fondi e, nell’Università degli Studi di "Tor Vergata" a Roma, uno dei settori della la Biblioteca d’area letteraria storica filosofica.

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