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Il conte Niccolò Caetani

guerraSpesso, nel nostro paese, ci si imbatte, su siti internet, libretti, mostre e opuscoli turistici, in accenni della storia di Fondi. Ebbene, non so se lo avete notato, ma questa “Historia” è sempre uguale. Cambia qualche parola, ma per il resto è un clone che si riproduce e si espande dappertutto. Niente di male, per carità, ma qui vorrei rispolverare un personaggio che molti dei “dotti nostrani” si sono dimenticati, o peggio, non hanno mai conosciuto.
Siamo nell'anno del Signore 1312. Roffredo Caetani detiene il potere a Fondi e progetta di costruire il futuro castello. In quell'anno nasce uno dei suoi figli maschi, Niccolò. Sin da subito il fanciullo dimostra abilità nel mestiere delle armi, e il padre lo designa come erede universale dei suoi patrimoni. Diventato conte, nel 1336, Niccolò inizia immediatamente a fare guerra.
Dapprima con Gaeta, due anni dopo essere diventato conte, e poi con Terracina, che rimarrà la sua più acerrima nemica, e contro cui condusse una guerra pressoché ininterrotta. L'escalation del conflitto avvenne nel 1345, quando Niccolò espugnò il Monte Sant'Angelo e batté le milizie terracinesi, composte da 50 cavalieri, 200 balestrieri e parecchi cittadini.


A questo punto gli occupati, allontanatosi il conte Niccolò, chiesero aiuto a milizie genovesi. Questi si trovavano per caso con 32 galee lungo le coste nostrane e accettarono l'offerta di Terracina, dietro pagamento di 3000 fiorini d'oro.
Niccolò, di fronte l'esperienza e il numero dei genovesi, fu battuto e si ritirò in Fondi. L'ammiraglio Dominicus de Garibaldo, comandante dei genovesi, proseguì la sua guerra incendiando e depredando tutto il territorio della contea di Fondi. A questo punto, dopo queste sconfitte, ci si aspetterebbe un ritiro dalle scene di guerra. E invece lo spirito battagliero di Niccolò lo portò ad imbarcarsi nell'impresa più avventurosa e disperata della sua vita. Il re Luigi d'Ungheria d'Angiò si stava preparando a scendere in Italia, precisamente nel regno di Napoli, contro la regina Giovanna, per vendicare la morte di suo fratello, Andrea. Durante la preparazione della spedizione, Luigi, chiese a molti principi italiani di appoggiare la sua guerra e di tenere occupata la regina per un anno, tempo necessario per la sua calata. Nessuno accettò, tranne Niccolò Caetani. Fu così che nell'anno 1346 la contea di Fondi si alleò con il regno d'Ungheria.
La regina Giovanna mirava a sbarazzarsi immediatamente di quel piccolo principe locale, fin troppo battagliero e sfrontato. Fu mandato il capitano Filippo di Nantolio con un grosso esercito composto da 29 capitani, 600 cavalieri e molti pedoni. Nicolò, sapendo di non poter battere l'esercito regio in campo aperto, sfruttò l'ingegno. Dopo aver sostenuto piccoli scontri d'avanti a Traetto (l'attuale Minturno), fece credere all'avversario di ritirarsi. In realtà si nascose in disparte fuori dal paese. Diede ordini, poi, al popolo di Traetto di lasciare le porte della città aperte e di rintanarsi nelle case. Il trucco funzionò.
battagliaIl nemico all'alba del 15 settembre 1346, entrò in città, certi che Niccolò fosse scappato e il popolo pure. Le soldatesche napoletane, con la speranza di un ricco bottino, lasciarono pure le armi pesanti e i cavalli fuori dalle mura. Ma una volta imbottigliati nelle strette vie della città, comparve sulla porta il conte Niccolò, con il suo esercito pronto alla battaglia. Dopo aver dato il segnale, si scatenò una pioggia inarrestabile di sassi e dardi, e le cariche della cavalleria del conte non diedero scampo al nemico. L'evento ebbe molto risalto e la regina si infuriò moltissimo. Un piccolo conte non solo aveva oltraggiato il potere regio, ma aveva pure sconfitto il suo esercito.
battaglia.Per Niccolò, intanto, non ci fu pace. Subito dopo questi eventi, dovette fronteggiare Cola di Rienzo, il famoso tribuno che trasformò per alcuni anni Roma in un comune. Il conte in battaglia venne sconfitto e la bandiera della contea fondana trascinata per tutte le strade di Roma. Poco male, per Nicolò non era giunta la quiete. Infatti il re Luigi era calato in Italia, e aveva iniziato la sua occupazione del Regno di Napoli. Niccolò condusse il suo esercito contro Mondragone, Carinola, e altre fortezze. Dopo aver ancora una volta battuto l'esercito del regno in una grande battaglia campale, il conte e il re Luigi si incontrarono a Benevento.
Finita la campagna, di Niccolò non sappiamo nulla. Probabilmente ritornò nei suoi poderi a progettare un altra guerra, ma la peste bubbonica se lo prese solo trentacinquenne, nell'anno del signore 1348. Così, per colpa di un malattia cinese, e non per spada o per lancia, finiva la vita fin troppo battagliera di Niccolò Caetani, conte di Fondi.
Diego Morgera

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