| Santuario della Madonna del Colle di Lenola |
LA STORIA Gia' al passaggio di San Paolo e San Pietro nel loro viaggio a Roma nella piana di Fondi nacquero diverse comunita' cristiane sia a Fondi che a Lenola, che allora faceva parte della tribu' Emilia Nel 250 d.C., quando l'Imperatore Decio ordinò la persecuzione contro di i cristiani, nel territorio fondano ne furono uccisi parecchie migliaia, famosa è la strage perpetrata alla valle dei martiri a Fondi, nei cui pressi fu poi edificata l'abbazia di San Magno.
Alcuni soldati romani scoprirono la piccola caverna dove trovarono i martiri Onorio e Livio insieme ad altri che pregavano; li uccisero tutti lasciandoli insepolti. La notizia dell'eccidio si propagò tra i cristiani rimasti nell'agro fondano, i quali informarono il monaco egiziano San Paterno, che si trovava di passaggio per Roma per venerare le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo. Avutane notizia, egli insieme ad altri cristiani si recò sul Colle, per dare una degna sepoltura ai corpi dei martiri. Terminata l'opera pietosa pose sul sepolcro una pietra con questa scritta: "Qui giace Onorio, Livio ed altri, morti per la Fede nella metà del terzo secolo" Presso il sepolcro piantarono un albero di cipresso, segno di resurrezione. Calate le tenebre, si misero a pregare e successivamente si addormentarono profondamente. In piena notte furono scossi da un rumore, videro la caverna inondata di una forte luce, ed una voce diceva: "Non temete, sperate in Dio, Io sono tra voi per vostro conforto, qui è la mia Immagine". Svegliati dal sonno videro l'Immagine della Vergine col Bambino, circondata da Angeli che agitavano palme e corone del martirio. L'indomani, confortati da quella visione, pieni di gioia ridiscesero nella piana di Fondi dove avrebbero voluto propagare subito ad altri fratelli la gioiosa notizia; ma dovettero desistere perche' era ancora in pieno vigore l'Editto dell'imperatore Decio, per cui l'immagine della Madonna e le tombe dei martiri rimasero nascoste a tutti.
Sul portale d’ingresso si possono ammirare tre stemmi in pietra: al centro quello di Gabriele Mattei, con la scritta “Charitas semper Deo Gratia”; a sinistra quello di Mons. Gandulfo Vescovo di Fondi, che fece edificare l’altare della Madonna e la facciata, a destra quello di Lenola, col fiore denominato Enula Campana. Si possono notare inoltre due rami robusti di cipresso inchiodati sul cornicione maggiore nel 1628: insieme a festoni di mirto dovevano avere il compito di abbellire la facciata all'inaugurazione. Dopo molti giorni nel disfare l’addobbo, si trovarono attecchiti. Sono senza radici e tuttavia da allora resistono alle intemperie e alla siccità. La costante tradizione di fede a riconosciuto in questo segno dei cipressi il prodigio promesso dalla Madonna a Gabriele Mattei. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per la protezione delle piante, in una relazione dell’11-06-2002 circa lo stato dei cipressi secolari dichiarava: “la pianta posta a sinistra di chi guarda la facciata è ormai completamente disseccata (...) il reperimento sul fusto di piccolissime goccie di resina ancora fresca stanno ad indicare che la morte della pianta è avvenuta in tempi recentissimi.
E’ il degnissimo trono della taumaturga effigie (A). Esso fu eseguito nel 1618 su disegno dell’architetto G. Rossini. E’ una pregevolissima opera d’arte ricca delle più svariate specie di marmi; se ne contano ben 24, dei quali molti rarissimi. Fu eseguito parte a Besançon sotto la cura di D. Luigi Maria Carmelo, Nunzio Apostolico in Francia, fratello di Mons. Giovanni Gandulfo, Vescovo di Fondi, e parte a Roma. Le due colonne con capitelli di stile corinzio, sono di marmo africano; vennero dalla Germania, prezioso dono di un capitano francese, che nel 1618 aveva militato nel territorio fondano.L’altare venne eretto nel 1626 sotto la stessa direzione dell’architetto Rossini intorno al vetusto muro recante la prodigiosa effigie. A corona della preziosa nicchia nella quale è contenuto il preziosissimo affresco, si ammira una magnifica tela, attribuita al Cavaliere d’Arpino, rappresentante una gloria di Angeli. La scena richiama alla mente quanto si leggeva in un’antichissima pergamena della visione avuta nello stesso luogo, dove è stata trovata l' effigie, dai cristiani recatisi a dar sepoltura ai martiri della persecuzione di Decio nella metà del III secolo. Essi videro l’immagine della Madonna circondata da un nimbo di Serafini ed Angeli con emblemi del martirio. In quello stesso anno 1626, Mons. Gandulfo ottenne dal Pontefice Urbano VIII la Bolla di Istituzione del Santuario. Altri Pontefici poi arricchirono di molti previlegi ed indulgenze il prezioso trono della Madonna del Colle. |


























