| il cecubo |
Nel momento in cui Cleopatra non rappresenta più una minaccia,ci si può deliziare del cecubo. Lo stesso Orazio sottolineava che con l'invecchiamento diviene più forte e dolce. Il cecubo era originario dell'ager Caecubus, territorio che dall'attuale Formia si estendeva fino alle attuali Fondi e Terracina. Plinio in particolare elogia quello prodotto ad Amyclae, antica città prossima a Fondi, poiche’ qui le viti crescevano in un terreno palustre e venivano sposate ai pioppi e così lo classificava: antea coecubum, postea falernum ponendo questo vino ad un livello superiore del falerno, il famoso vino offerto da Trimalcione alla sua cena nel Satyricon. L’origine antichissima dell’uva serpe trova un convincente riscontro in Columella che, nel tratteggiare le varie specie di vitigni, già antichi per la sua epoca del I secolo dC., menziona l’esistenza di un’uva che dava un vino robusto e che veniva prodotta da un vitigno chiamato Dracontion, che, in greco, significa serpente. Columella, scrivendo in latino, ha fatto ricorso, per indicare questo vitigno, ad un termine in lingua greca, che era quella originaria degli antichi abitanti dell’antichissina città di Amyclae che sorgeva sul litorale tra Fondi e Sperlonga. (Virgilio ne fa risalire l’origine ai Laconi, provenienti dal Peloponneso, regione abitata dagli Spartani). Gli Amiclani piantarono sui colli di Itri la vite dell’uva serpe, anche come retaggio delle proprie credenze religiose.
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