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Charles Babbage e Ada Byron

Max Babbage

Sono assai poche le persone che conoscono le vicende di Charles Babbage e Ada Byron Lovelace, figlia del poeta Byron, legati all'invenzione della macchina analitica, che viene considerata il primo computer della storia. Ancor più numerose sono le persone ignare del fatto che la nascita dell’informatica sia strettamente intrecciata con la storia del Risorgimento italiano, intorno alla metà del secolo XIX.
Il re Carlo Alberto e Luigi Federico Menabrea, grande matematico ed autore del primo articolo scientifico, a livello mondiale, in cui viene spiegato il funzionamento di un computer, vengono considerate figure sbiadite e poco importanti. Essi furono invece protagonisti di primo piano nella nascita dell’informatica, di cui seppero cogliere la portata rivoluzionaria e la loro lungimiranza risplende ancor più se paragonata alla indifferenza ed alla ironia da cui fu circon¬dato Babbage in Inghilterra. Oggi, per fortuna, almeno a livello accademico, i loro meriti sono riconosciuti in tutto il mondo e, addirittura, ogni anno si celebra il ricordo di Ada Byron (Ada Lovelace Day), teso a sottolineare il ruolo svolto dalle donne nello sviluppo della scienza.

Una storia intricata e affascinante che esalta il rapporto tra scienza e immaginazione artistica.
della quale Ada Byron è la personificazione, protagonista venerata del processo di emancipazione femminile. La sua vicenda personale sembra una storia uscita da un romanzo di Jane Austen, per lo straordinario percorso della sua forma¬zione umana e culturale e merita di essere conosciuta e portata nelle scuole, come fonte di ispirazione per tante giovani donne, affinché siano capaci di impegnarsi e lottare per la realizzazione dei propri sogni.
Lungo questo intreccio di straordinarie biografie si apre uno spaccato del nostro Risorgimento, inedito e perduto, legato al ruolo degli scienziati italiani, che, come le donne, furono protagonisti, come in nessun altro momento della nostra storia, della unificazione italiana, del progresso della scienza, dell’arte, della civiltà. E’ assolutamente meritorio sottrarre all’oblio questi uomini e queste donne che lasciarono ai posteri una eredità luminosa, che ci aiutarono ad entrare nella modernità e gettarono le basi del mondo digitale, a volte un po’ distopico, nel quale oggi siamo tutti immersi, ignari però della sua origine e della sua storia e, per questo, incapaci di gestirlo con consapevolezza e responsabilità.

NILO CARDILLO
Si è laureato in filosofia, col massimo dei voti, presso l’Università degli Studi di Napoli, nel 1968.
Successivamente ha insegnato “Storia e filosofia” ed è stato preside, sempre per concorso nazionale, dei Licei di Venezia, Frosolone, (IS), Pontecorvo (FR), ed infine, per 14 anni, del Liceo Classico “Vitruvio Pollione” di Formia (LT).
Nel corso degli anni ha sempre coltivato la sua ricerca nel campo della Filosofia della Scienza, per la quale, nel luglio del 2003, è stato invitato a tenere una conferenza alla Boston University (USA).
Ha pubblicato numerosi libri tra i quali “ Quando il Liceo Vitruvio cambiò nome “ , “ Gioacchino Gesmundo – Testimonianze nel centenario della nascita “ , “Enrico Cosenz nella storia e nella memoria “ , “Errico Amante e la primavera del 1848 “ , “Risorgimento e modernità. Le origini italiane della scienza dei computer “ ….
Attualmente è Presidente dell’Associazione Culturale “Grido Libero” di Formia (LT), per conto della quale, in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, ha organizzato numerosi convegni di studio.
È socio della Società Napoletana di Storia Patria.

E’ membro della Giunta Esecutiva della Associazione Nazionale Federazioni Partigiane – Sezione Roma e Lazio.
 
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